Esta es la juventud del Papa

Esta es la juventud del Papa

domenica 25 settembre 2011

Irena Sendler

Una señora de 98 años llamada Irena acaba de fallecer. Durante la Segunda Guerra mundial, Irena consiguió un permiso para trabajar en el Ghetto de Varsovia, como especialista de alcantarillado y tuberías.
Pero sus planes iban mas allá...
Sabía cuáles eran los planes de los nazis para los prisioneros (siendo alemana).
Irena pasaba niños escondidos en el fondo de su caja de herramientas y llevaba un saco de arpillera en la parte de atrás de su camioneta (para niños de mayor tamaño). También llevaba en la parte de atrás un perro al que entrenó para ladrar a los soldados nazis cuando salía y entraba del Ghetto.
Por supuesto, los soldados no querían tener nada que ver con el perro y los ladridos ocultaban los ruidos de los niños.
Mientras estuvo haciendo esto consiguió sacar y salvar a 2500 niños.
Los nazis la atraparon y le rompieron ambas piernas y los brazos...
Irena mantenía un registro de los nombres de todos lo niños que sacó y lo guardaba en un tarro de cristal enterrado bajo un árbol en su jardín.
Después de la guerra, intentó localizar a los padres que pudieran haber sobrevivido y reunir a la familia. La mayoría habían sido llevados a la cámara de gas. Aquellos niños a los que ayudó encontraron casas de acogida o fueron adoptados.
El año pasado Irena fue propuesta para recibir el Premio Nobel de la Paz. Pero no fue seleccionada. Ese premio se lo llevó Al Gore, por unas diapositivas sobre el Calentamiento Global... y en 2009, Obama sólo por buenas intenciones.
¡ESTA SEÑORA ES MI NOBEL! Gran mensaje. ¡No permitamos que se olvide nunca! 63 años después In MemoriamINTRIGANTE DE FATO!

El "erizo"

La fábula del erizoDurante la Edad de Hielo, muchos animales murieron a causa del frío.Los erizos dándose cuenta de la situación, decidieron unirse en grupos. De esa manera se abrigarían y protegerían entre sí, pero las espinas de cada uno herían a los compañeros más cercanos, los que justo ofrecían más calor. Por lo tanto decidieron alejarse unos de otros y empezaron a morir congelados.Así que tuvieron que hacer una elección, o aceptaban las espinas de sus compañeros o desaparecían de la Tierra. Con sabiduría, decidieron volver a estar juntos. De esa forma aprendieron a convivir con las pequeñas heridas que la relación con una persona muy cercana puede ocasionar, ya que lo más importante es el calor del otro.De esa forma pudieron sobrevivir.Moraleja de la historiaLa mejor relación no es aquella que une a personas perfectas, sino aquella en que cada individuo aprende a vivir con los defectos de los demás y admirar sus cualidades.

Para pensar

El hijo que muchas veces no limpia su cuarto y se la pasa viendo televisión, significa que... Está en casa! El desorden que tengo que limpiar después de una fiesta, Significa que... Estuvimos rodeados de familiares o amigos! Las ropas que están apretadas, Significa que... Tengo más que suficiente para comer! El trabajo que tengo en limpiar la casa, Significa que... Tengo una casa! Las quejas que escucho acerca del gobierno, Significa que... Tengo libertad de expresión! No encuentro estacionamiento, Significa que... Tengo coche! Los ruidos de la ciudad, Significa que... Puedo oír! El cansancio al final del día, Significa que... Puedo trabajar! El despertador que me despierta todas las mañanas, Significa que... Estoy vivo! Finalmente por los mensajes que recibo, Significa que... Tengo amigos pensando en mí!

giovedì 15 settembre 2011

Veglia a 4 vientos

“GMG, for ever”!

Sabato 20 agosto, 35 gradi di prima mattina, è arrivato il momento tanto sognato: la veglia con Benedetto XVI alla stazione “4 vientos” di Madrid. Preparo lo zaino, alcuni vestiti per il cambio, il kit di sopravvivenza, il sacco a pelo e mi unisco alla folla giovane per sgambettare ore ed ore verso il luogo pianeggiante, non lontano, all'aperto della metropoli “Madrileña”. Per le strade una marea di gente venuta da tutte le nazioni del mondo, sventolando le loro bandiere e indossando vestiti multicolori. Madrid si è trasformata in quei giorni nella capitale mondiale della gioventù. Tanta gente giovane, anche bimbi con i loro genitori, hanno detto si all’invito del loro Pastore. Tutti desideravano vedere con i propri occhi una chiesa giovane. Guardo le foto e mi fanno riflettere su tante emozioni: gioia, stanchezza, rabbia, delusione, “allegria” … vissute in quei giorni. La chiesa giovane si è fatta sentire a 4 “vientos”, con tutte le diversità di nazione, cultura, etnia e colore. Si è inginocchiata, ha fatto silenzio sotto le stelle luminose della tenda grande di Dio, per accogliere il messaggio. Il Padre ha parlato nel silenzio, al cuore di chiunque era lì seduto, in piedi o sdraiato per terra per la stanchezza, però ricolmo di speranza. Il silenzio si è fatto preghiera, ha detto “si” a Dio. Le Beatitudini dell’evangelista (Luca 6), cominciavano a rendersi visibili sotto quel firmamento luminoso. Io ero là e ho visto con i miei occhi, ho toccato le tende, ho sentito il vento e il sole, ho visto la mia chiesa giovane respirare serenità e gioia! D’improvviso tutto cambia, il cielo indossa il nero, il mondo sembra che ci crolli addosso, Il cielo lampeggia, lo sguardo della moltitudine si concentra in direzione del cielo, sul soffio della tempesta che si avvicina. Tutti rimangono al loro posto, anche il Papa. Poi rapidamente tutto ritorna alla calma, cessa la bufera, il cielo si apre, le stelle recuperano il loro brilìo e la folla si alza cantando a coro, in festa: “Esta es la juventud del papa” (Questa è la gioventù del Papa), una, due, più volte. Piano, piano tutte le voci s’interrompono, ritorna la calma, la pioggia lascia spazio alla gradevole brezza che ci accompagnerà fino alla fine della veglia. Il messaggio non era nuovo, le parole molto chiare e semplici. Ancora adesso rivivo la sensazione che il Papa in quel momento parlasse al mio cuore. Alcuni minuti prima avevo sentito la testimonianza di quel giovane “audioleso” dalla nascita: “Molte volte sento la solitudine, l’amarezza, la discriminazione, perché non sono considerato come tutti”. L’ho udito gridare nell’amplificatore: “non ho perso mai la speranza, perché i miei genitori non hanno mai guardato la mia diversità … loro, solo loro mi hanno sempre accettato con amore”. Ho sentito in quel grido l’eco dei miei fratelli della casa ODC, gli ospiti del secondo piano: dentro ciascuno di loro vive “Cristo incarnato”. Quelle parole erano per me, perché sapessi scoprire le persone delle Beatitudini: “beati voi poveri,” … sono quelli che Dio oggi mette accanto me!

giovedì 4 agosto 2011

Resistenza al cambiamento.

… A metà del cammino, si nota maggiormente quanto sia fragile la propria libertà di cambiare. Il già sperimentato blocca la nuova esperienza.
Pensiamo ad esempio all’entusiasmo iniziale delle giovani di nazionalità diversa nel confrontare le loro idee. L’interculturalità appare una sfida affascinante e la diversità una bellezza a portata di mano, facile da accogliere. Poi il cosiddetto incontro con il nuovo diventa, come di fatto è, la relazione tra persone con le loro bellezze, ma anche con i loro limiti.
E allora emerge la propri insicurezza (“ma quello che ho pensato finora, è forse tutto sbagliato, infondato, vacillante?”), proiettata nel sentirsi rifiutati (“ non mi vogliono, non mi capiscono, pensano che valgo di meno, sento che mi accusano”), oppure protetta da difese rigide (“non discuto più, dubitare è sofferenza”) e dalla ricerca di idee chiare

(“ sono sicura che è così”), o dal conformismo timoroso per paura del disprezzo (“ apparentemente concordo, ma non dico cosa penso davvero”).
Tutte queste esperienze affettive che emergono nel confronto con altri si accumulano e si cristallizzano in pregiudizi.
La presenza di pregiudizi blocca il cambiamento. Ciò che a priori abbiamo deciso di ritenere giusto blocca la possibilità di fare un’esperienza nuova: così, anche se facciamo esperienze o incontri che, se fossimo liberi di accoglierne tutti gli elementi, potrebbero suggerire delle idee diverse sulla tale situazione o persona, in realtà non rivediamo le nostre posizioni, perché gli elementi di novità non entrano.
La percezione e l’ascolto diventano selettivi in base alle proprie aree problematiche (il proprio bisogno di affetto, di stima, di dominio, di successo, la propria aggressività …), perché queste limitazioni di natura inconscia influiscono sulla capacità di ascoltare e incontrare.
L’inadeguatezza delle idee preconcette ostacolo la conoscenza vera; la ristrettezza del pre-giudizio impedisce il giudizio vero. In qualche modo la conoscenza ostacola la conoscenza, Ciò che si sa già ostacola la comprensione di ciò ch e non si sa ancora. Come scriveva Freud: se chi ascolta “segue le sue aspettative, rischia di non trovare mai altro se non ciò che sa già”.
Dal libro, Perché non posso seguirti ora?

domenica 31 luglio 2011

Davide danza con tutte le sue forze davanti all’arca’ spoglio delle vesti regali. La danza è la fatica e la gioia di stare davanti a Dio senza preoccuparsi degli altri, senza le vesti del ruolo e delle aspettative altrui. Mikal vede e disprezza e Davide reagisce rispondendo con quelle belle e arrabbiate parole: “Io ho danzato davanti a Dio!” Davanti a Dio non occorrono le vesti e l’immagine, non serve il ruolo. Davanti a Dio danza come si è, poveri, ma con gioia davanti a lui. Danzare davanti a Dio significa preoccuparsi di lui e no di se stessi: ciò che conta è lui, tutto il resto è dimenticato.
Mikala alla finestra è l’immagine della nostra paura del giudizio degli altri che blocca il nostro stesso rapporto libero con Dio. Ma io danzo davanti a Dio, dice Davide; cosa mi importa di quelli che alla finestra ridono o commentano? Io danzo per Lui.
Testimone
Un giovane aveva scoperto la preghiera attraverso alcuni incontri sulla lectio divina con un bravo sacerdote. Era un giovane in ricerca vocazionale e aveva già fatto un camino di fede, ma l’esperienza di preghiera era sempre stata debole. Aveva detto: “ avevo già un direttore spirituale,ma non mi ha mai insegnato a pregare così”. E aveva aggiunto, quasi soprapensiero, quasi senza una piena consapevolezza di quello che stava dicendo: “Forse perché lui non aveva molto tempo per pregare”.
Un prete -(ognuno che fa DS) - che si pone anche come guida spirituale, che è molto impegnato con i giovani,ma che non ha tempo per pregare, non diventi problema, poi l’esperienza diventa questa: parlo agli altri di ciò che forse so, ma che non sto vivendo che percepisco di non stare vivendo.
Cresce il disagio di un ruolo sempre più difficile. Finiamo per parlare di quello che non conosciamo più. Tutto quello che diciamo, che predichiamo, che scriviamo, sembra non trovare eco: non preghiamo. Se non abbiamo affrontato, non affrontiamo la nostra realtà come potremo insegnarla ad altri?
La comprensione di sé diventa anche servizio all’altro. Forse a volte abbiamo paura di investire in una migliore conoscenza di noi stessi; temiamo sia un esercizio un po’ sterile di ripiegamento su se stessi, ricerca di perfezionismo, perdita di tempo, o mancanza di perfezionismo, perdita di tempo, o mancanza di semplicità e di abbandono. È invece premessa a un ascolto degli altri che sa accogliere dal di dentro; è lavoro previo in vista di un servizio all’altro più libero ed efficace e quindi una forma di autentica carità.

venerdì 29 luglio 2011

Saper fare e ricevere critiche.
(Questa pagina la scrivo specialmente per me)
Quando fai critiche:
• Evita di farle in presenza d’altri. Anche se la tua critica è valida e costruttiva, diventerà distruttiva se la persona a cui è rivolta si sentirà “accusata” davanti a “testimoni”.
• Non fare paragoni. Non c’è cosa peggiore essere paragonati ad altri. Il paragone fa scattare subito la molla del falso orgoglio e innesca l’ira. E addio sano confronto.
• Evita di fare dell’ironia. Meglio dire chiaramente come stanno le cose che guarnirle di battutine, sorrisetti, e false approvazioni. Non è possibile avere un costruttivo confronto con una persona che si sente presa in giro.
• Non usare termini assoluti. Quando esprimi un tuo giudizio non dare l’impressione che sia etto e immodificabile, Cerca di smussare le parole. Cerca di ridurre la spigolosità del tuo parlare. Una cosa è dire: “Non ne fai una giusta”. Un’altra è dire” secondo me quella cosa andava fatta così”. Una cosa è dire: “Ciò che affermi è sbagliato”. Un’altra è dire “Io penso che ciò che affermi possa essere inesatto.
Quando ricevi critiche.
• Mantieni la massima calma. Non reagire subito se ascolti accuse che ritieni infondate. Aspetta pazientemente che l’interlocutore abbia terminato la sua “arringa”, poi controbatti con calma, cortesia e razionalità.
• Non dare l’impressione di tenere in scarsa considerazione la critica che ti si sta muovendo. Se ti sembra di poco conto non scherzare su di essa.
• Non esagerare quanto ti viene detto. Se qualcuno ti dice che in una data circostanza hai adottato un comportamento non appropriato, non ti sta certo dicendo che sei la persona più cafona del mondo. Se qualcuno ti dice che hai sbagliato nel dire o nel fare una cosa, non ti sta certo dicendo che sei la persona più stupida che esiste sulla terra.
Evitare gli scontri
Quando la persona con la quale ti confronti aumenta il suo grado di emotività o ti aggredisce verbalmente, non reagire. Mantieni la calma. Non lasciarti coinvolgere. Ha bisogno di sfogarsi, di scaricare la tensione accumulata durante la giornata. O forse vuole prendersi delle sciocche rivincite su di te. Lasciala fare. Quando poi ha finito di sbraitare, cerca di indirizzare il dialogo nella direzione di un sano confronto. E se non ci riesci, rimanda il confronto ad un’altra occasione: a quando il tuo interlocutore non sarà in balia della sua rabbia e della sua aggressività.
Evita gli scontri, ti raccomando. Quando ti trovi in una situazione psicologica di accentuata emotività o rabbia, non iniziare nessun confronto. Si trasformerebbe in scontro. E lo scontro è sempre dannoso. Se t’accorgi che il tuo interlocutore non è sereno e vuole attaccare briga ad ogni costo, vattene in un’altra stanza, ma evita lo scontro. Perché lo scontro è sempre dannoso.
Ricorda: DI SOLITO NON HA RAGIONE CHI ALZA LA VOCE, MA CHI NON RIESCE A FARSI COINVOLGERE DA CHI ALZA LA VOCE.

giovedì 28 luglio 2011

In quei giorni, Mosè eseguì ogni cosa me il Signore glia aveva ordinato: così fece. … Es 40 ss
In un progetto che fai tu c’è la programmazione, ma se il progetto è di un Altro, lui non te lo manifesta e ti dice: “ vai avanti”, e io vado fin lì. Poi me dice: “ Vai là” e vado fino là. Alla fine abbiamo percorso tutto il deserto. Signore, perché mi hai fatto fare la strada così lunga, dove mi hai mandato?. Lui risponde: “Ti ho mandato là perché ti incontrassi con me”. Il nostro segreto è di essere capaci di sentire la parola di Dio e di avere il discernimento della guida di Dio. Il Signore cammina con noi! Che bello! Quando siete riusciti ad essere strumenti di Dio è perché Gesù cammina in mezzo a voi.
Mt13,47ss
"… Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a ria, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi, Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti."
Le rete piene di pesci buoni e cattivi significa la presenza dei buoni e cattivi cristiani. Ciò comporta lotte, difficoltà sofferenze. Appartiene certamente al Regno di Dio chi vuole fare la sua volontà come è fatta in cielo. Appartiene sicuramente al Regno colui che rimuove le cause dell’emarginazione, dell’oppressione, dell’esclusione. Appartiene al Regno di Dio chi ama il nemico anche mentre sta ricevendo del male! Appartiene al Regno chi prega, sapendo che soli in Dio si può trovare un’unità necessaria per ogni progresso spirituale e materiale.

martedì 19 luglio 2011

Volontà di cambiare.
Il coraggio è fondato sulla speranza, ma è l’azione che lo rende operante. Non fare come quelli che vorrebbero tingere di rosa la loro vita, ma non s’informano neppure dove vendono pennelli e colori.
Colui che spera deve anche auto caricarsi della forza morale necessaria a superare le difficoltà della vita.
Se il coraggio è fondato sulla ragione, guadagna in perseveranza. Se è fondato sull’entusiasmo, fa aumentare tecniche adatte al caso.
L’accettazione di sé è la più importante tecnica psicologica da usare per raggiungere il vivere felici. Non solo. L’accettazione di sé rende più armoniosa la propria personalità . la propria mente, e la propria vita.
Perché quando ci si accetta: incondizionatamente pienamente, completamente, la propria vita interiore diventa più serena. E vivere diventa un bel vivere.
Pro memoria: “Per vivere più felice devo accettarmi.”

lunedì 18 luglio 2011

GruppoFermento

"Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti". Matteo 13,33
Che significato ha oggi per noi questa parabola di Gesù. Ecco alcuni spunti :
• Ciò che cresce non è il lievito, ma la pasta. Si tratta di una cosa ben di casa, del lavoro di una donna di casa. Il lievito si mescola con la massa pura della farina. L'obiettivo è far fermentare tutta la pasta, non solo una parte. Il lievito non ha valore in se stesso, ma serve per far crescere la pasta.
Come mettere in pratica nell’Opera don Calabria questa Parabola, come gruppo fermento? Chissà per capire meglio sia necessario un altro messaggino:
• Una madre, insegnante, va a lavorare lasciando il figlio con la nonna. Più tardi, la nonna prende la mano del bambino di cinque anni e vanno a passeggio. Camminando si avvicinano ad una chiesa, entrano e si inginocchiano. Passano pochi minuti e il bambino tirando la manica della nonna dice: -“Nonna, fino a quando ci fermiamo? La nonna si alza, si avvicina alla lampada rossa che indica la presenza viva di Gesù nel Tabernacolo, e rivolgendo lo sguardo gli dice: -“Vedi questa lampada è come un semaforo, quando diventa rosso uno deve fermarsi.” Ritorna al posto di prima e continua la preghiera. Il bambino, anche lui in ginocchio, con lo sguardo fissato alla lampada rossa, già stanco tirando ancora la blusa della nonna dice: “ … Non diventa mai verde questo semaforo?” – “Piccino mio, questa luce non diventa mai verde, perche qua vive Gesù e nella sua casa uno deve fermarsi per ascoltare e ricevere le luci che ci aiutano ad avanzare sicuri per le sue vie.” Più schietto è il mio rapporto con Dio, meglio saprò essere … con tutto il mondo!
Il nostro gruppo fermento non si ferma per vacanze, ma fa’ una nuova proposta, cioè, uno può fermarsi con Lui, ogni lunedì, dalle 8:30 fino alle ore 9:00, o il venerdì, dalle 12:30 alle ore 13:00. Ciascuno di noi potrà scegliere l’orario e il giorno che meglio conviene. Fermiamoci in preghiera per camminare insieme!

domenica 17 luglio 2011

Vanagloria.

Un grande rimedio alla vanagloria suggerito dai Padri era la compunzione, il ricordo dei propri peccati o della morte. Questa terminologia appare forse un po’ lontana dalla mentalità corrente e i formatori o i superiori potrebbero essere intimiditi all’idea di utilizzarla, nel parlare ai confratelli o ai novizi.
La vita consacrata è però attesa escatologica e non può dunque vivere, nei confronti della morte, solo sentimenti di paura e di inquietudine, Imparare a porre davanti agli occhi un orizzonte eterno è un elemento indispensabile della nostra vita: esso ci proietta in una prospettiva corretta rispetto al tempo e rappresenta anche un giusto farmaco per le nostre tendenze esibizionistiche.
Un rimedio utile per combattere la vanagloria è l’attenzione al modo di parlare di se stessi. È sempre importante sapersi chiedere quanto e come parliamo di noi. A proposito del quanto, ci possiamo domandare, per esempio, se vogliamo essere sempre al centro dell’attenzione e aspettiamo che gli altri tacciano, o talvolta non li lasciamo nemmeno finire, per riportare il discorso su temi riguardanti la nostra persona. Per ciò che concerne il come, è invece bene chiedersi non solo in che misura tendiamo a mettere in risalto ciò che facciamo o i nostri talenti, ma anche quanto siamo disposti a esporci nel nostro limite; spesso, infatti, siamo esperti nell’usare un “linguaggio criptico”, il cui scopo è di mascherare od omettere errori e vulnerabilità personali.
Altro rimedio è l’attenzione contraria, quella al modo in cui parliamo degli altri, che la vanagloria ci spinge a ignorare, se non a denigrare o non apprezzare per il timore che le loro qualità offuschino la nostra immagine.
Basta per oggi.

giovedì 26 maggio 2011




Roma 26/05/11

Oggi ho deciso chiudere questa finestra di comunicazione. Chiedo scusa se ho lasciato male qualcuno qualche volta. Devo chiudere perche mi manca il tempo per farlo. Non dico che un dia potrò ritornare, attualmente mi è impossibile por enne ragioni. Grazie a tutti quelli che simpatizzarono con il blog e lo seguivano regolarmente.
In Cristo

sabato 21 maggio 2011

La Pentecoste.



Sono tre le feste più importanti che segnano il periodo dell’anno Liturgico: Il Natale, La Pasqua e la Pentecoste. Il Natale viene sempre celebrato il 25 dicembre perché si ricorda la data di nascita di Gesù, il Messia salvatore. È Dio che si fa uomo, viene al mondo, bussa alle nostre “porte”, chiede il nostro aiuto per trovare un angolo perduto dove nascere, finisce in una grotta e viene deposto in una mangiatoia. Il periodo Natalizio ci conduce alla celebrazione della Pasqua di Risurrezione, quando quel Cristo della grotta, dopo 3 giorni di silenzio, “spacca” le porte chiuse, risorge vincitore della morte e radiante di luce appare in mezzo a noi per camminare accanto a noi.
Questo tempo chiamato Pasquale ci conduce infine alla Pentecoste che significa “cinquanta giorni”. Quella della pentecoste è una festa antichissima in cui si offrivano alle divinità le primizie dei raccolti, il popolo ebreo poi la trasformò. È diventato infatti il giorno in cui si ricorda la consegna delle tavole della legge a Mosè sul Monte Sinai. Il dono della legge consentiva al popolo di vivere in pace e quindi di prosperare. Per noi cristiani, si celebra la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli. La venuta dello Spirito Santo ha cambiato tutta la loro vita. Prima vivevano nella paura, dopo non hanno più paura e sanno cosa fare e dire.
Chi è oggi, per noi, lo Spirito Santo? È Dio che viene in noi per portarci a lui. È colui che risveglia in me il bisogno e il desiderio di Dio e di eternità. È colui che piano piano, ma con costanza, mi spinge verso il Padre. Lo Spirito Santo viene definito “Paraclito”: che significa difensore, avvocato, persona di fiducia, intercessore e consolatore. Lo Spirito Santo arriva quando meno lo aspettiamo, ci ricorda di prestare attenzione, viene per trasformare la nostra vita dal di dentro, come ha fatto con tutti gli Apostoli. Lo Spirito Santo è il sole che vuol entrare nella nostra vita; lasciamolo entrare.
Ci ribadisce il Papa Benedetto XVI, “Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione superiore del mondo, della vita, della storia e li fa custodi della speranza che non delude”.
“Apri i miei occhi per conoscerti perché il mio cuore, da te illuminato, si infiammi di fede, e da freddo diventi ardente di amore per te”. (Lc24,31)

giovedì 5 maggio 2011

Dio mi da un’opera da compiere
Tutti corrono nella vita. Ciò che conta è correre per la strada giusta. Troverai molte persone attive e intelligenti ma pochi sapienti.
Quanti disperdono le loto energie in opere disparate! Vero sapiente è colui che sa raccogliere tutte le sue forze attorno a un’opera da realizzare a lunga scadenza nella sua vita.
Veramente saggio è colui che non fa conto delle doti naturali proprie o altrui, ma solamente di ciò che piace al Signore. S piacendo a Dio, dispiaci agli uomini, non hai motivo di rattristarti.
Più che aspirare a fare cose straordinarie, sforzati di renderti perfetto in quello che Dio vuole da te.
Non affliggerti se le cose non vanno secondo i tuoi piani; può darsi infatti che dove temi una perdita, la gloria di Dio ne abbia molto vantaggio
Il più grande sbaglio che l’uomo fa nell’impostazione della sua vita è quello di lavorare per la propria gloria e non per quella di Dio, per la quale egli è stato creato.
Se ti accosterai a Dio diventerai un solo spirito con lui.
Se in tutto il tuo operato farai la volontà di Dio, potrai dire di essere tutto di Dio.
La tua perfezione consiste nell’amor di Dio, e la perfezione dell’amore consiste nell’uniformare la tua volontà a quella di Dio. La sola volontà di Dion sia la tua volontà.
Per quanto ti è possibile, non amare la volontà di Dio perché conforme alla tua, ma ama la tua volontà perché conforme a quella di Dio. Dio è Padre, Dio è amore, non puoi temere che la sua volontà sia male per te.

mercoledì 4 maggio 2011

Dio ti è sempre presente

Dio è con te, anche se tu non sarai con lui. Egli ti è vicino, anche sì tu ti troverai lontano da lui. Egli non abbandona te anche se tu abbandoni lui. È dentro di te, anche se tu sarai fuori. Pensa sempre a te, e continuamente ti benefica, anche se tu non ti ricordi di lui.
Come l’uccello, ovunque voli, trova sempre l’aria , così tu, ovunque vada, troverai sempre Dio presente. Colui che è dappertutto, dove non è? Non riempie forse Dio il cielo e la terra ? Lui, tutto sarebbe nel nulla. Dio è più presente a te di te stesso.
Anche se tu vorrai fuggire da lui non potrai stare nascosto perché tutto è scoperto al suo sguardo. Dio scruta i reni e i cuori, vede nel segreto, a lui sono presenti tutte le tue azioni.
Quale altro mondo potrebbe accogliere uno che fugge lontano da Dio? Dove andrai e dove ti occulterai dalla sua presenza? Non sperare in alcuna lontananza poiché nulla è lontano da Dio. È il creatore dell’universo e non è possibili che tu possa allontanarti in alcun modo da lui.
Ovunque tu vada e qualunque cosa tu compia, sia nelle tenebre che nella luce, hai l’occhio di Dio che ti guarda.
“Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo la tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.
Se dico:” Almeno l’oscurità mi copra e introno a me sia la notte”.; nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come la luce”.
Lo sguardo di Dio penetra i segreti del tuo cuore. A Dio non sfuggono neppure i tuoi pensieri. Egli vede meglio al di dentro che gli uomini dal di fuori. Dio è spirito e ciò che è nascosto nel profondo del tuo animo lo conosce più chiaramente di qualsiasi realtà materiale.
Quando compi certe azioni ti vanti davanti agli uomini perché sai di fare il bene, ma quando ne compi altre fuggi i loro occhi perché sai di fare il male; ma non puoi fuggire gli occhi di Dio.
Non v’è mezzo migliore per vincere le tentazioni che il ricordo della presenza di Dio. Se ti diventerà familiare la sua presenza ti guarderai dal fare ciò che gli dispiace.
In questa vita non poi vedere Dio svelato. Egli è come il sole raggiante che senti attraverso le nubi e ti fa conoscere la sua vicinanza mediante il calore del suo amore. La sua presenza è quella di un essere spirituale il cui amore avvolge la creatura e la vivifica.
Non essere scortese con Dio, lasciandolo solo per occuparti di mille cose e che forse gli dispiacciono.
Fa’ del tuo cuore un tempio spirituale nel quale adorate Dio di contino. La tua devozione sarà continua se farai tutto alla presenza di Dio. Ricordati che non sei mai solo.
In mezzo alle tuo occupazioni, di tanto in tanto ritirati in te stesso e, sia pure di sfuggita, ricordati dell’ospite che hai in te. Se farai l’abitudine, egli ti si farà sentire presente.
La sicurezza più grande che puoi trovare è quella di essere al fianco di Dio. Se il Signore è vicino, di che cosa devi preoccuparti? Accanto a Dio troverai una pace profonda e imperturbabile. Abbi una grande fede nella presenza di Dio, del Dio tutto amore che abita nella tua anima.
Signore fa’ che conservi amorosamente, nella tranquillità del mio animo, la percezione della tua presenza.
"La sapienza del Vangelo" di Francesco Bersini.

lunedì 2 maggio 2011

La sublime storia del donare

Quanto più amerai e ti renderai disponibile a tutti, tanto più crescere e diventerai perfetto. Fossi tu dominato da un bisogno irresistibile di donarti tutto per gi altri! Sentiti fratello di tutti,, e tutti abbraccia in Dio, superando ogni simpatia o antipatia.
Non preoccuparti di quello che devi fare per il bene degli altri, solo non lasciarti sfuggire giorno per giorno con generosità le occasioni che il Signore ti manda.
Non cercare la tua felicità nel ricevere ma nel donare. La tua felicità è risposta nel bene che farai, nella gioia che diffonderai attorno a te, nel sorriso che farai fiorire, nelle lacrime che avrai asciugato. Sari veramente felice per quello che avrai potuto dare, Non hai il diritto di essere felice da solo. Sia la tua vita spesa per gli altri, un cuore aperto a tutti e proverai quanto è sublime la poesia del donare; quanto sia vero il detto di Gesù; c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Pensa prima agli altri; poi a te stesso. Esci da te stesso per metterti tutto a disposizione degli altri; nulla ti farà tanto bene come fare del bene. Potessi tu amare quelli che nessuno ama o soffrite della tristezza altrui!
Non essere di coloro che pretendono di cambiare il mondo solo con bei discorsi; calati piuttosto generosamente in una vita ci dedizione e di sacrificio per gli altri. Non ti capiti la sventura di avere più scienza che carità.
Prodigati per fratelli poveri, soli e sofferenti e quando non avrai altro da dare, dona te stesso. Aiutare il prossimo nel dolore è come strappare un chiodo a un fratello crocifisso.
Abbi la capacità di metterti nei panni degli altri. Ogni uomo, anche il più disadattato, ha un punto accessibile al bene. Neanche il più autentica di lui, reso visibile nel tuo volto, nell’irradiazione della bontà ispirata da lui, nella carità calda e operante verso i fratelli.
Tieni sempre accesa la fiamma della carità nel tuo cuore finché cesserà di battere. Il termometro del tuo cristianesimo è l’amore. Cristianesimo e amore sono sinonimi. Una vita consumata per l’amore ai fratelli costituisce il nucleo di ogni santità.

lunedì 25 aprile 2011

Oggi è giornata speciale per riposare, per meditare, per stare faccia a faccia con il risorto. Oggi con intelligneza ci auguriamo "Buona Pasquetta", sembra più familiare che dire "Buona Pasqua". Allora, auguro che la "Pasquetta" ci aiuti a vivere ogni giorno della nostra vita il Cristo Risorto Nella Pasqua. Cerchiamo di esse iltiri Cristo, gioiosi e colmi di entusiamo, con le mani piene di fiori...

Le tue mani son pieni di fiori, dove li portavi fratello mioLi portavo alla tomba di Cristo ma h'ho trovata vuota fratello mio. Alleluia alleluia! I tuoi occhi riflettono gioia dimmi cosa hai visto fratello mio? Ho veduto morire la morte, ecco cosa ho visto frtello mio! Hai portato una mano all'orecchio, dimmi cosa ascolti fratello mio?Sento quelli di trombe lontane, sento cori d'Angeli fratello mio? Stai cantando un'allegra canzone, dimmi perchè canti fratello mio? Perchè so che la vita non muore, ecco perchè canto fratello mio!

lunedì 18 aprile 2011


Nella settimana Santa vengono ricordati e celebrati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze fisiche, il processo, la salita al calvario, la crocifissione, morte e sepoltura e infine la sua risurrezione. Anche tu sei invitato a seguire da vicino gli ultimi giorni della vicenda umana di Gesù, che si concluderà con il mistero della sua passione, morte e risurrezione. In questa settimana, la liturgia, attraverso i brani evangelici, ti pone davanti tutte le persone che ruotarono attorno a Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena; è un insieme di umanità, di sentimenti contrastanti e di scelte decisive. Qualcuno sceglierà di seguire Gesù fino in fondo nel suo cammino verso il Calvario, qualcun altro invece si allontanerà definitiva mente dalla Luce del mondo.

Lunedì Santo Gv 12,1-11

I capi dei sacerdoti rivelano la loro massima ostinazione, arrivando persino a decidere di uccidere Lazzaro. La sua unica colpa, evidentemente, è quella di essere testimone della potenza e della misericordia di Gesù, il quale ha risvegliato l’amico dal sonno della morte. È davvero triste considerare che ci sono persone dal cuore talmente duro che da essere refrattarie all’amore di Dio. Eppure, non dobbiamo farci illusioni: spesso, senza renderci conto, anche noi manifestiamo la stessa durezza nei confronti di Dio. Non dobbiamo guardare gli altri: anche noi manifestiamo lo stesso atteggiamento quando non ci fidiamo degli altri o vorremmo, proprio come Giuda dare un prezzo a cose sacre come l’amicizia o il perdono. Impara da Gesù l’amore e la gratuità.

sabato 16 aprile 2011


Gloria! Alleluia!

Pasqua un’altra volta. Sono passati velocemente i 40 giorni della quaresima. All’inizio sembrava che la Pasqua fossi distante, invece no, tutto passa velocemente. La velocità del tempo mi sbalordisce sempre di più. Ogni Pasqua di Resurrezione diventiamo tutti differenti in tante cose. Ho pensato che fermandomi un po’potessi osservare meglio le cose che si muovono, perseguono ed indosso con tanta agitazione. Vi propongo oggi: regaliamoci “il tempo”, fermiamo la nostra mente, alziamo lo sguardo in alto stando in silenzio profondo per ascoltare il “silenzio del silenzio.” Chissà se fermandoci scopriremo quanto lontano siamo da noi stessi e dalle possibilità di diventare più persone spirituali e meno formali. Fuggiamo dalle abitudini di onorare Dio con le labbra, mentre il cuore è lontano da Lui. (Mat 15,8) Che la Santa Pasqua sia per tutti una meravigliosa esperienza di amicizia con il Dio VIVO che risorge anche in noi. Buona Pasqua!