La fábula del erizoDurante la Edad de Hielo, muchos animales murieron a causa del frío.Los erizos dándose cuenta de la situación, decidieron unirse en grupos. De esa manera se abrigarían y protegerían entre sí, pero las espinas de cada uno herían a los compañeros más cercanos, los que justo ofrecían más calor. Por lo tanto decidieron alejarse unos de otros y empezaron a morir congelados.Así que tuvieron que hacer una elección, o aceptaban las espinas de sus compañeros o desaparecían de la Tierra. Con sabiduría, decidieron volver a estar juntos. De esa forma aprendieron a convivir con las pequeñas heridas que la relación con una persona muy cercana puede ocasionar, ya que lo más importante es el calor del otro.De esa forma pudieron sobrevivir.Moraleja de la historiaLa mejor relación no es aquella que une a personas perfectas, sino aquella en que cada individuo aprende a vivir con los defectos de los demás y admirar sus cualidades.
mt5,45 "Ele faz nascer o sol sobre maus e bons e faz cair a chuva sobre os justos e injustos".
Esta es la juventud del Papa
domenica 25 settembre 2011
El "erizo"
La fábula del erizoDurante la Edad de Hielo, muchos animales murieron a causa del frío.Los erizos dándose cuenta de la situación, decidieron unirse en grupos. De esa manera se abrigarían y protegerían entre sí, pero las espinas de cada uno herían a los compañeros más cercanos, los que justo ofrecían más calor. Por lo tanto decidieron alejarse unos de otros y empezaron a morir congelados.Así que tuvieron que hacer una elección, o aceptaban las espinas de sus compañeros o desaparecían de la Tierra. Con sabiduría, decidieron volver a estar juntos. De esa forma aprendieron a convivir con las pequeñas heridas que la relación con una persona muy cercana puede ocasionar, ya que lo más importante es el calor del otro.De esa forma pudieron sobrevivir.Moraleja de la historiaLa mejor relación no es aquella que une a personas perfectas, sino aquella en que cada individuo aprende a vivir con los defectos de los demás y admirar sus cualidades.
Para pensar
giovedì 15 settembre 2011
Veglia a 4 vientos
“GMG, for ever”!
Sabato 20 agosto, 35 gradi di prima mattina, è arrivato il momento tanto sognato: la veglia con Benedetto XVI alla stazione “4 vientos” di Madrid. Preparo lo zaino, alcuni vestiti per il cambio, il kit di sopravvivenza, il sacco a pelo e mi unisco alla folla giovane per sgambettare ore ed ore verso il luogo pianeggiante, non lontano,
all'aperto della metropoli “Madrileña”. Per le strade una marea di gente venuta da tutte le nazioni del mondo, sventolando le loro bandiere e indossando vestiti multicolori. Madrid si è trasformata in quei giorni nella capitale mondiale della gioventù. Tanta gente giovane, anche bimbi con i loro genitori, hanno detto si all’invito del loro Pastore. Tutti desideravano vedere con i propri occhi una chiesa giovane. Guardo le foto e mi fanno riflettere su tante emozioni: gioia, stanchezza, rabbia, delusione, “allegria” … vissute in quei giorni. La chiesa giovane si è fatta sentire a 4 “vientos”, con tutte le diversità di nazione, cultura, etnia e colore. Si è inginocchiata, ha fatto silenzio sotto le stelle luminose della tenda grande di Dio, per accogliere il messaggio. Il Padre ha parlato nel silenzio, al cuore di chiunque era lì seduto, in piedi o sdraiato per terra per la stanchezza, però ricolmo di speranza. Il silenzio si è fatto preghiera, ha detto “si” a Dio. Le Beatitudini dell’evangelista (Luca 6), cominciavano a rendersi visibili sotto quel firmamento luminoso. Io ero là e ho visto con i miei occhi, ho toccato le tende, ho sentito il vento e il sole, ho visto la mia chiesa giovane respirare serenità e gioia! D’improvviso tutto cambia, il cielo indossa il nero, il mondo sembra che ci crolli addosso, Il cielo lampeggia, lo sguardo della moltitudine si concentra in direzione del cielo, sul soffio della tempesta che si avvicina. Tutti rimangono al loro posto, anche il Papa. Poi rapidamente tutto ritorna alla calma, cessa la bufera, il cielo si apre, le stelle recuperano il loro brilìo e la folla si alza cantando a coro, in festa: “Esta es la juventud del papa” (Questa è la gioventù del Papa), una, due, più volte. Piano, piano tutte le voci s’interrompono, ritorna la calma, la pioggia lascia spazio alla gradevole brezza che ci accompagnerà fino alla fine della veglia. Il messaggio non era nuovo, le parole molto chiare e semplici. Ancora adesso rivivo la sensazione che il Papa in quel momento parlasse al mio cuore. Alcuni minuti prima avevo sentito la testimonianza di quel giovane “audioleso” dalla nascita: “Molte volte sento la solitudine, l’amarezza, la discriminazione, perché non sono considerato come tutti”. L’ho udito gridare nell’amplificatore: “non ho perso mai la speranza, perché i miei genitori non hanno mai guardato la mia diversità … loro, solo loro mi hanno sempre accettato con amore”. Ho sentito in quel grido l’eco dei miei fratelli della casa ODC, gli ospiti del secondo piano: dentro ciascuno di loro vive “Cristo incarnato”. Quelle parole erano per me, perché sapessi scoprire le persone delle Beatitudini: “beati voi poveri,” … sono quelli che Dio oggi mette accanto me!
Sabato 20 agosto, 35 gradi di prima mattina, è arrivato il momento tanto sognato: la veglia con Benedetto XVI alla stazione “4 vientos” di Madrid. Preparo lo zaino, alcuni vestiti per il cambio, il kit di sopravvivenza, il sacco a pelo e mi unisco alla folla giovane per sgambettare ore ed ore verso il luogo pianeggiante, non lontano,
sabato 6 agosto 2011
giovedì 4 agosto 2011
Resistenza al cambiamento.
… A metà del cammino, si nota maggiormente quanto sia fragile la propria libertà di cambiare. Il già sperimentato blocca la nuova esperienza.
Pensiamo ad esempio all’entusiasmo iniziale delle giovani di nazionalità diversa nel confrontare le loro idee. L’interculturalità appare una sfida affascinante e la diversità una bellezza a portata di mano, facile da accogliere. Poi il cosiddetto incontro con il nuovo diventa, come di fatto è, la relazione tra persone con le loro bellezze, ma anche con i loro limiti.
E allora emerge la propri insicurezza (“ma quello che ho pensato finora, è forse tutto sbagliato, infondato, vacillante?”), proiettata nel sentirsi rifiutati (“ non mi vogliono, non mi capiscono, pensano che valgo di meno, sento che mi accusano”), oppure protetta da difese rigide (“non discuto più, dubitare è sofferenza”) e dalla ricerca di idee chiare
Pensiamo ad esempio all’entusiasmo iniziale delle giovani di nazionalità diversa nel confrontare le loro idee. L’interculturalità appare una sfida affascinante e la diversità una bellezza a portata di mano, facile da accogliere. Poi il cosiddetto incontro con il nuovo diventa, come di fatto è, la relazione tra persone con le loro bellezze, ma anche con i loro limiti.E allora emerge la propri insicurezza (“ma quello che ho pensato finora, è forse tutto sbagliato, infondato, vacillante?”), proiettata nel sentirsi rifiutati (“ non mi vogliono, non mi capiscono, pensano che valgo di meno, sento che mi accusano”), oppure protetta da difese rigide (“non discuto più, dubitare è sofferenza”) e dalla ricerca di idee chiare
(“ sono sicura che è così”), o dal conformismo timoroso per paura del disprezzo (“ apparentemente concordo, ma non dico cosa penso davvero”).
Tutte queste esperienze affettive che emergono nel confronto con altri si accumulano e si cristallizzano in pregiudizi.
La presenza di pregiudizi blocca il cambiamento. Ciò che a priori abbiamo deciso di ritenere giusto blocca la possibilità di fare un’esperienza nuova: così, anche se facciamo esperienze o incontri che, se fossimo liberi di accoglierne tutti gli elementi, potrebbero suggerire delle idee diverse sulla tale situazione o persona, in realtà non rivediamo le nostre posizioni, perché gli elementi di novità non entrano.
La percezione e l’ascolto diventano selettivi in base alle proprie aree problematiche (il proprio bisogno di affetto, di stima, di dominio, di successo, la propria aggressività …), perché queste limitazioni di natura inconscia influiscono sulla capacità di ascoltare e incontrare.
L’inadeguatezza delle idee preconcette ostacolo la conoscenza vera; la ristrettezza del pre-giudizio impedisce il giudizio vero. In qualche modo la conoscenza ostacola la conoscenza, Ciò che si sa già ostacola la comprensione di ciò ch e non si sa ancora. Come scriveva Freud: se chi ascolta “segue le sue aspettative, rischia di non trovare mai altro se non ciò che sa già”.
Dal libro, Perché non posso seguirti ora?
Tutte queste esperienze affettive che emergono nel confronto con altri si accumulano e si cristallizzano in pregiudizi.
La presenza di pregiudizi blocca il cambiamento. Ciò che a priori abbiamo deciso di ritenere giusto blocca la possibilità di fare un’esperienza nuova: così, anche se facciamo esperienze o incontri che, se fossimo liberi di accoglierne tutti gli elementi, potrebbero suggerire delle idee diverse sulla tale situazione o persona, in realtà non rivediamo le nostre posizioni, perché gli elementi di novità non entrano.
La percezione e l’ascolto diventano selettivi in base alle proprie aree problematiche (il proprio bisogno di affetto, di stima, di dominio, di successo, la propria aggressività …), perché queste limitazioni di natura inconscia influiscono sulla capacità di ascoltare e incontrare.
L’inadeguatezza delle idee preconcette ostacolo la conoscenza vera; la ristrettezza del pre-giudizio impedisce il giudizio vero. In qualche modo la conoscenza ostacola la conoscenza, Ciò che si sa già ostacola la comprensione di ciò ch e non si sa ancora. Come scriveva Freud: se chi ascolta “segue le sue aspettative, rischia di non trovare mai altro se non ciò che sa già”.
Dal libro, Perché non posso seguirti ora?
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